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29-30 giugno
TORINO Teatro Gobetti

LA MANO

de profundis rock

di Luca Doninelli
regia Marco Martinelli

musica e regia del suono Luigi Ceccarelli
ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari
drammaturgia e regia Marco Martinelli
in scena Ermanna Montanari (Isis), Roberto Magnani (il guardiano dalla testa di topo)
scene e costumi  Edoardo Sanchi
progetto luci Vincent Longuemare
assistente luci Francesco Catacchio
assistente suono Giovanni Belvisi
assistenti scene Cristina Del Zotto, Paolo Fantin
assistente alla regia Maurizio Lupinelli
direzione tecnica Enrico Isola
registrazione in studio chitarre elettriche Marco Biniero, Gabriele Bombardini
realizzazione maschere Francesca Pambianco
ringraziamenti a Cristina Bonfanti, Cosetta Gardini, Ivano Marescotti, Antonio Rinaldi, A.N.G.E.L.O., Daniel Cordova, la squadra tecnica e organizzativa di Le manège.mons

produzione Teatro delle Albe, Le Manège.mons/Centre Dramatique, Ravenna Festival, Ravenna Teatro,  Le Phénix-Scène Nationale de Valenciennes, in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi, Comune di Ravenna, Edisonstudio-Roma

Abbiamo letto La Mano che ormai sono cinque anni. Doninelli ce ne parlò a Milano dopo aver visto L’isola di Alcina: “forse ho scritto qualcosa che vi può interessare”. Il romanzo era ancora inedito, Garzanti l’avrebbe pubblicato l’anno dopo. Leggemmo, e subito la figura di Isis ci suonò familiare. “Il rock è il lamento della carne”, ci ha detto un giorno l’autore. Alla “carne” il mondo non basta, per questo si lamenta, urla, si schianta. (Marco Martinelli e Ermanna Montanari)

La Mano è un romanzo in prima persona, un flusso torrenziale, una soggettiva post mortem: è morto Jerry Geremia Olsen, uno dei più grandi chitarristi rock della Storia. Si è troncato la mano sinistra con una scure. La sorella, dopo una cura di disintossicazione dalla droga, ha deciso di farsi suora “per ritrovare la pace”, ma i diversi conventi cui si è rivolta non l’hanno fatta entrare. Allora ha trasformato la propria stanza nella cella di una monaca, si è nominata Suor Isis, si è separata dal mondo, da quel mondo che ha travolto il fratello. Lì passa i giorni a pregare l’Azzurro e il Verde (così ama chiamare Dio) e a scrivere il suo diario, allucinato e strambo.
Il diario di Isis è una miniera di particolari, 150 pagine fitte di ricordi, sogni, descrizioni, personaggi, mondi, una trama complessa, un andare e venire tra la solitudine avulsa del cervello bucato e il tuffarsi nell’enigma del passato.
Leggendo e rileggendo, ci siamo convinti che occorreva trasformare il romanzo in un libretto d’opera. Volevamo arrivare a un’opera per voce sola, quella di Ermanna-Isis, in concerto-combattimento con la musica di Ceccarelli, al quale chiedere una sorta di  “de profundis rock”, una partitura che avesse in sé l’eco dell’epoca gloriosa del rock.
Non abbiamo pensato a una riduzione nel senso banale del termine, quantitativo, di diminuire, rimpicciolire, ma in quello etimologico di re-ducere, “ricondurre”, operare la “reductio ad unum”, come trasformazione in senso alchemico, cambiamento di forma: dalla forma romanzo alla forma libretto. Quel che si perde della complessità del punto di partenza, della trama di parole che lo compongono, va restituito come alchimia di linguaggi sulla scena: intreccio musica-voce-corpi-visione.
E così è nata questa opera per voce sola e fantasma. Lo spazio non è la stanza, ma la psiche di Isis, un luogo circolare, così come gli antichi descrivevano l’anima.
Sospeso come in sogno, la scena è una piattaforma circolare, un sepolcro-carillon, il luogo in cui Isis grida la sua pena. Circolare come il tempo, come gli orologi che lo misurano (Isis, che ama fissare gli orologi, e che non li sopporta quadrati, annota che “tutto ciò che ha a che fare col tempo è rotondo: il sole, la luna, la terra, le stelle, le orbite dei pianeti, tutto”).
L’Occidente raccontato nel romanzo di Doninelli è l’America, tra Boston e New York, che nel nostro lavoro diventa, proprio alla lettera, Occidente, luogo dove il sole tramonta. Nella luce del crepuscolo, l’amore di Isis per il fratello ha la purezza di una disperata preghiera.

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