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mercoledì 4 giugno, ore 19
Casa Teatro Ragazzi e Giovani

Prima Nazionale

QUELLO CHE DI PIU' GRANDE L'UOMO HA REALIZZATO SULLA TERRA

di Silvia Costa
regia Silvia Costa

musiche originali Lorenzo Tomio
con Silvia Costa, Laura Dondoli, Giacomo Garaffoni, Sergio Policicchio
realizzazione dei costumi Laura Dondoli
realizzazione delle scene Lucio Serpani
assistenza tecnica Francesco Catterin

prodotto da Festival delle Colline Torinesi 
con il sostegno di Centrale Fies
lavoro finalista a Premio Scenario 2013
presentato con il patrocinio della Città di Torino

durata 50'

Bisognerebbe iniziare a fissare piuttosto che a guardare. Perché nello sguardo l'occhio è libero di andare dove la volontà lo porta; mentre nello sguardo fisso, l'occhio si obbliga a rimanere costante su un unico oggetto, le cui singole parti non hanno più rilevanza. Quello che conta è l'oggetto in sé. L'oggetto che qui s'intende fissare sembra avere una forma precisa, qualcosa di profondamente familiare, di semplice, di umano. Amore, morte, felicità, dolore, attenzione alle cose del creato. I grandi compiti dell'esistenza. Quali sono le parole e i gesti per riuscire afferrarli? Ci proviamo, ma le nostre azioni e parole perdono ogni volta di sostanza, si trasformano in una domanda continua che non trova definizione o risposta. Come dice Carver, è come se ci chiedessero di descrivere a un cieco che cos'è una cattedrale. Ci possiamo solo avvicinare a quella che potrebbe essere una sua definizione, ma non saremo mai in grado di dargliene una definitiva. Il suo spostamento, sempre un po' più là da noi, è quello che ci fa avanzare, che ci porta a ritentare, ad aggiungere pezzi, fa in modo che non ci sia un termine ultimo, un'ultima parola, un ultimatum, una forma chiusa. Una fine. Per cercare di definire, potremmo non finire mai. E allora questa lotta all'insufficienza del sentire umano diventa irriducibile. Diventa il dramma in cui vogliamo sprofondare. Non è che non ci sia nessuna cosa da esprimere: c'è da esprimere questa mancanza di contenuto che, per il suo essere vaga, è più comprensibile di qualsiasi altra cosa. Meno afferma e più si fa appartenente a tutti. Poiché non resta che dire che sia quella cosa, quella forma. Come un oggetto della minimal art che con la sua fredda presenza è in grado di lanciare fuori di sé le traiettorie di possibili relazioni, rendendole una funzione dello spazio, della luce, del campo visivo dello spettatore, allo stesso modo questo lavoro vuole porre l'accento sull'istante di esperienza dello spettatore che avviene al di fuori dello spazio e del tempo reali, un momento, l'unico, che come un'illuminazione infonde all'opera il suo vero significato, che sembrava prima mancante. Silvia Costa

SILVIA COSTA
Si diploma nel 2006 in Arti Visive e dello Spettacolo all'Università IUAV di Venezia. Dal 2007, insieme al musicista e compositore Lorenzo Tomio, inizia un personale lavoro di creazione per la scena. L'origine della sua ricerca parte da un'affezione all'immagine, da una volontà di scavo e discesa, là fino a dove essa conduce. Una ricollocazione continua di quel punto di rottura, dove dal guardare si può condurre lo spettatore a pensare. I suoi lavori sono stati presentati in alcuni dei principali festival italiani (Festival Uovo, Milano; Contemporanea, Prato; Festival di Santarcangelo; Crisalide, Forlì; Operaestate, Bassano) e internazionali (Festival de la Cité Internationale, Parigi; Euro-scene, Lipsia; BIT Teatergarasjen Bergen). Dal 2012, in seguito ad una commissione da parte del festival UovoKids di Milano, è iniziato anche un percorso di creazione di lavori installativo-performativi dedicati all'infanzia. Dal 2006 lavora come attrice con la compagnia Socìetas Raffaello Sanzio e come collaboratrice artistica nelle produzioni teatrali e operistiche del regista Romeo Castellucci.

Silvia Costa è per la prima volta al Festival.

silvia-costa.com

dopo il Festival: 27-28 giugno 2014 Le festival (tjcc), Theatre de Gennevilliers

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